Cosa leggo

Quando volano i Dodo

Narrativa – Midnightwalker

Domenico Cosentino. Palladino Editore

Bello – Mentre leggevo Midnightwalker mi veniva in mente un dodo. Sembra una scemenza e forse lo è, ma è vero. Sia chiaro: il dodo per me è un bellissimo uccello, fra chiattoni ci si difende. Pensavo a lui perché le cose che scrive Cosentino sono davvero terrestri, a volte grevi, spesso fangose… e questa è la terra dove il dodo zompetta. Poi ecco una mezza frase, una immagine, una suggestione… è come se il dodo prendesse lo slancio per spiccare il volo. Volerà? Si passa alla pagina seguente e no, non ha volato, non vola perché un dodo non può volare ma, non so come, si capisce che nella sua testa ha una netta percezione dell’azzurro e della bellezza e dell’estasi, per cui è come se avesse volato, solo che noi nel frattempo giravamo la pagina e ce lo siamo perso. Poi però bisogna mettersi d’accordo con Cosentino, perché non si capisce se scrive racconti brevi come haiku o poesie lunghe come racconti. Ma fa lo stesso, perché sono belli comunque. Oddio, belli. Ci vuole un bel po’ di pelo sulla pancia e di senso dell’orrido. Perché sono di quella bellezza come le cose di Bukowski, che con l’Olimpo non hanno nulla a che fare, ma che ti colpiscono allo stomaco, e ti restano dentro, come la Venere di Milo, che bella lo è, ma pure parecchio scassata. Midnightwalker è l’immagine in negativo di un mondo perfetto. Questo ne rende la lettura esaltante. Cambi al prospettiva al disegno, e improvvisamente appare un’altra immagine: diretto da Guernica alla Gioconda in un colpo solo senza fermate. L’ edizione è curatissima come può esserlo solo un prodotto artigianale. Formato giusto, carattere giusto: un oggetto esclusivo, che parla dell’autore prima di essere letto. Quindi, mio caro Cosentino, o sei un impostore alla grande, oppure nelle tue cose ci sei davvero tutto tu, come sei, cosa fai, come lo vivi. Ti smascheri (Rain Dogs) integrale e asciutto come ci si spogliava alla visita di leva. Questa sensazione di verità che trasuda nonostante e oltre il manierismo bukowskiano è impagabile, rende secondari stile e contenuto. Oppure, se si vuole, stile e contenuto la servono egregiamente. Quindi Midnightwalker è un classico. Sono rari i libri di cui si gira la quarta di copertina avendo l’impressione di aver dialogato con l’anima dello scrittore, ma Midnightwalker è fra questi. Nell’era della mistificazione non è cosa da poco.

ISBN 978-88-8460-247-3

Standard
Cosa leggo

Molte rovine a L’Aquila

Giallo  – Solo sigari quando è festa.

Alessio Romano. Ed. Bompiani.

Avvincente. Metti il terremoto a L’Aquila. Prendi un giovane ricercatore, una fidanzata lontana, un padre con l’alzheimer, un night, una amicizia accettata su Facebook da uno sconosciuto “ragno”, altri contatti del ragno tutti morti, una hacker, due anziane rancorose, alcune belle figliole, una ex amante, un amico anzi due, una psicologa, dei cinesi….il tutto sapientemente dosato da uno scrittore la cui intelligenza è supportata da una robusta cultura letteraria: il risultato è “Solo sigari quando è festa”. Un ottimo giallo (senza troppo indagare qui sulle sfumature e le sottospecie che vanta il genere) che ci trascina in gioco di matrioske dove un tema rimanda a un altro e poi a un altro ancora. Seguiamo Nick, il protagonista, nella sua vicenda, attraversando una sequenza di situazioni che assumono di volta in volta i colori del documentario catastrofico, dello sceneggiato psicologico, del noir d’autore, dello splatter clip, fino a un finale che definire sorprendente è poco. Il fatto è che ci si affeziona a Nick, perché è davvero uno di noi, che si muove sul palcoscenico  di quest’Italia un po’ stranita dove il terremoto è solo uno degli elementi della scenografia e forse non quello più importante. Le prime cento  pagine del libro rappresentano una lunga rincorsa che ha lo scopo di farci entrare in empatia con il protagonista, così che poi sentiremo sulla nostra pelle tutto quello che gli capiterà. Di cui, ovviamente, qui non anticipo nulla. Ma ciò che rende questo libro letterariamente rilevante non è la sua efficacia come giallo, né l’idea azzeccata di riprendere un tema come quello del terremoto. La sua importanza sta in quello che l’autore non dice. Sta in questo Abruzzo alienato dove hanno senso personaggi e situazioni che di per sé potrebbero appartenere ad una metropoli americana, o a un pesino del south west. Così, letta l’ultima pagina del libro e scaricata un po’ l’emozione, viene da pensare che le macerie, quelle vere, non sono quelle del terremoto, ma quelle che abbiamo dentro tutti noi in questo paese cupamente disperato. Il libro è avvincente e si legge tutto d’un fiato..

ISBN 978-88-452-7904-1

Standard
Cosa leggo

Benvenuti in Siria!

Attualità  – Siria. Scatti e parole.

A cura di Alberto Gherardi e Alessandro Greco. Miraggi edizioni.

Imperdibile. C’è un certo tipo di libri (e di foto, e di film, e di reportage televisivi, e di articoli giornalistici…) dal quale io mi tengo alla larga per due motivi: non mi piacciono le storie strappalacrime, e tantomeno le storie strappalacrime composte per un qualche fine smaccatamente didascalico. Non li leggo, libri così, tutt’al più li scrivo. Il che non mi impedisce di pensare che: di Libro Cuore ce n’è stato uno, un capolavoro, bello bello, è stato l’archetipo del genere, e tutto il resto è dejà vu. “Siria” l’ho comprato dopo aver letto un pezzo di Alessandro Greco pubblicato sull’onda emotiva scatenata dalla foto di Aylan. E, accidenti, mi è piaciuto. Molto. L’idea è quella di raccogliere 26 racconti di autori diversi ispirati a 26 foto scattate nella Siria di oggi, devastata dalla guerra. Le foto, pregevoli, non sono quasi mai fruibili comodamente perché sono stampate su due pagine e vengono spezzate dalla piegatura nel mezzo. Ne deriva una sensazione di malessere dell’occhio che prende lo stomaco e cresce man mano che il cervello ricompone le immagini e comprende l’estrema miseria dei soggetti rappresentati. Che sono per lo più bambini. Fin qui il libro sembra un “Ti lascio una canzone” necrofilo, e già questo basterebbe a farne un potenziale best seller per il pubblico di Antonella Clerici. Poi leggi il primo racconto, e subito attacchi con il secondo, e non ti fermi, e stai male, ma continui a leggere. E capisci dove sta la grandezza di questo progetto. In una cultura che ha girato le spalle al maschile, questo è un sasso nello stagno, perché è un libro decisamente virile. È un libro che sa di carezze ruvide, come il racconto di Alberto Gherardi, che con una scrittura potentemente evocativa ha il pregio di restituire la guerra alla realtà, privandola della tara anestetizzante degli effetti speciali e dell”’altrove” ai quali ci assuefà lo schermo televisivo. È un libro che sa di sogni infranti e di responsabilità disattese, come il racconto di Alessandro Greco, dove la potenza generativa e spirituale di un giovane padre vengono castrate con una sola frase: “o meglio lo sarebbe stato”, una rasoiata che ha tutta la potenza evocativa della mela di Adamo. E così via, per altre 24 volte, in una serie di istantanee e di racconti non tutti del medesimo livello, di colori diversi, ma tutti importanti, che si armonizzano come voci in un coro: il coro di una tragedia greca. Questo libro è un grumo di emozioni, con il pregio di rendere tangibile un dramma che lo schermo televisivo allontana da noi separandolo dalla realtà. È un libro che ti porta all’inferno, poi ti offre un buono-sconto per il paradiso quando leggi in quarta di copertina che 2€ del prezzo pagato saranno devoluti a un progetto di cooperazione internazionale in Siria. E sai che non basterà. In breve, è un libro che ti cambia. Bello bello.

ISBN 978-88-96910-59-7

Standard
Cosa leggo

Kerouac, ciucciati il calzino!

Narrativa  – Diario del ritorno.

Emanuele Ricucci. Ed. Eclettica.

Suggestivo. È il racconto di una breve vacanza di una coppia di venticinquenni. In Italia, da Roma a Lerici. In cinquecento. Con un ombrellone per fermarsi nelle spiagge libere e senza alcuna prenotazione per dormire. Una storia di normalissima quotidianità narrata con uno stile inaspettato, aulico, epico. Il che sulle prime inquieta. Poi si capisce. Si capisce che per il giovane scrittore la vicenda narrata è davvero una esperienza epica, l’archetipo del viaggio, il suggello dell’acquisita maturità, la soglia dalla quale affacciarsi a una vita adulta… da viversi in coppia con l’obiettivo di una famiglia. Si entra allora nel suo ritmo, nella sua logica. Insomma, è come trovarsi di fronte a un gioiello liberty: può piacere o non piacere (a me piace), ma non si può dire che non sia bello. Soprattutto, non si può dire che la forma non sia adeguata al contenuto. Il protagonista giganteggia e come un eroe si prende tutta la scena, ma non è un male perché è persona colta, intelligente, non banale. Capace di infarcire la narrazione della quotidianità con riflessioni interessanti. Ad esempio, a proposito di una parola oggi abusata:  “Iniziavamo a renderci conto di che ruolo fondamentale avesse la semplicità nelle dinamiche complesse”, “Ci convincemmo che la semplicità possa essere un’arma di distruzione di massa, una chiave per scardinare sistemi complessi che sembrano insormontabili, la condizione primaria per ordinare il caos, altrimenti irrisolvibile con altro caos, con l’abbandono”. Finalmente dopo decenni di viaggi alcolici e affumicati, di personaggi alla Kerouac che vanno qua e là, parlano di libertà, non combinano un tubo e poi immancabilmente finiscono per vivere con la mamma, ecco il racconto di un viaggio normale, in Italia, fatto da persone sane, responsabili, con le spalle “robuste e livide”. Per questo memorabile. Per questo rivoluzionario. La rivoluzione della semplicità, della normalità, dell’amore per il proprio paese, che scopriamo essere davvero esotico e affascinate appena fuori la porta di casa. E che viene ritratto con tutte le sue contraddizioni, ma senza alcuna pretesa di critica sociale o prospettiva escatologica. Che però germogliano nel lettore attento. Bravo Ricucci, ti aspettiamo alla prossima prova. Senza nascondere che un ragazzo ventenne che definisce “alcova” la stanza dove dormirà con la propria ragazza me lo prenoto come genero.

ISBN 978-88-97766-22-3

Standard
Cosa leggo

Risiko Ellenistiko

Storia  – Il testamento di Alessandro. La Grecia dall’impero ai regni.

Di Franca Landucci ed. Laterza

Interessante. Questo libro non mancherà di appassionare quanti prima o poi nella vita hanno dedicato alcuni pomeriggi a giocare a Risiko. Nonostante il periodo storico offra molti personaggi complessi e interessanti, che si muovono in orizzonte vario ed articolato, e sono protagonisti di storie d’amore e vicende familiari alle quali si potrebbero dedicare decine di testi, la narrazione si limita a snocciolare una lunga serie di campagne militari approfondendo ben poco, o solo in modo indiretto, la psicologia dei personaggi o l’evoluzione della cultura e della società ellenistica. Quindi, chi cerca nella lettura di libri di storia situazioni esotiche e personaggi a tinte forti sarà inevitabilmente deluso. Chi invece apprezza la rigorosa ricostruzione delle fonti storiche non potrà che riconoscere il grande lavoro di ricerca svolto dall’autrice, che è riuscita a fare una narrazione unica e piacevole di una serie di vicende in merito alle quali i documenti disponibili sono scarsi e lacunosi, quasi nulli. Andrebbe letto subito dopo “Dalla democrazia ai re” di Michael Scott (cfr. Atene globalizzata).

ISBN 978-88-581-1240-3

Standard
Cosa leggo

Atene globalizzata

 

Storia  – Dalla democrazia ai re. La caduta di Atene e il trionfo di Alessandro Magno

Di Michael Scott ed. Laterza

Imperdibile. È una piacevole sorpresa questo testo che indaga un periodo storico negletto, quello che va dalla fine della Guerra del Peloponneso all’affermazione di Alessandro Magno. Si tratta di un momento estremamente interessante: perché si passò dalla democrazia alla monarchia? Quale fu la parabola di Tebe e della sua egemonia? Perché le polis, vittoriose sull’Impero Persiano, furono poi fagocitate da uno, e poi da più imperi di dimensioni mondiali? Tutto questo accadde l’arco di una sola generazione, e l’autore elegge a simbolo di questa vicenda Isocrate, cui dedica l’introduzione all’opera, che visse appunto in questo periodo e i cui scritti ne costituiscono forse la più equilibrata fonte di conoscenza per noi moderni. La narrazione dell’implosione della Grecia, con le sue polis incapaci di risolvere le proprie contraddizioni interne a fronte di una realtà sempre più globalizzata, la schizofrenica democrazia ateniese, l’attenzione per la religione e la costruzione di nuovi santuari, la lotta all’ultimo sangue per accaparrarsi le fonti di materie prime, diventa particolarmente interessante ove vi si voglia rispecchiare la realtà attuale.

Il fatto che l’opera sia stata composta unendo i testi di alcune conferenze tenute da Michael Scott, studioso di storia e archeologia a Cambridge, ne accresce il valore, vista la coerenza del risultato finale. Vedi anche “Il testamento di Alessandro”, di Franca Landucci (cfr. Risiko ellenistiko).

ISBN 978-88-581-0813-0

Standard
Cosa leggo

Piccola storia di un grande reame

Storia  – Un regno che è stato grande. La storia negata dei Borboni di Napoli e Sicilia

Di Gianni Oliva ed. Oscar Mondadori

Piacevole. Questa sintetica ricostruzione dei 127 anni di regno Borbonico sul meridione d’Italia offre una panoramica completa degli avvenimenti e dei caratteri fondamentali dei personaggi che ne furono protagonisti. Il sottotitolo, che parla di “storia negata”, si richiama al fatto che nell’Italia postunitaria, e fino a non molto tempo fa, la tradizione Risorgimentale rappresentava il Sud come un territorio malgovernato, con monarchi incapaci, economia arretrata e classe dirigente retrograda: a dire il vero, questa prospettiva di “rottura” con la storiografia scolastica tradizionale, pur essendo presente nell’opera, è assai meno insistita di quanto ci si aspetterebbe. Gianni Oliva, storico del Novecento, si mantiene comunque fedele alla sua caratteristica di studioso degli aspetti meno indagati della storia nazionale, ed evidenzia tutte le contraddizioni che caratterizzano il periodo descritto..

La sintesi, che è il gran pregio del libro, piacevole e interessante, rischia di esserne anche il più grande limite: chi volesse approfondire la storia dei Borboni e la realtà meridionale può orientarsi verso altri titoli della medesima collana, gli ottimi “Il Re lazzarone” e “Il Re bomba” di Giuseppe Campolieti, e “Murat” di Antonio Spinosa.

ISBN 978-88-04-62586-5

Standard