Cosa leggo

Kerouac, ciucciati il calzino!

Narrativa  – Diario del ritorno.

Emanuele Ricucci. Ed. Eclettica.

Suggestivo. È il racconto di una breve vacanza di una coppia di venticinquenni. In Italia, da Roma a Lerici. In cinquecento. Con un ombrellone per fermarsi nelle spiagge libere e senza alcuna prenotazione per dormire. Una storia di normalissima quotidianità narrata con uno stile inaspettato, aulico, epico. Il che sulle prime inquieta. Poi si capisce. Si capisce che per il giovane scrittore la vicenda narrata è davvero una esperienza epica, l’archetipo del viaggio, il suggello dell’acquisita maturità, la soglia dalla quale affacciarsi a una vita adulta… da viversi in coppia con l’obiettivo di una famiglia. Si entra allora nel suo ritmo, nella sua logica. Insomma, è come trovarsi di fronte a un gioiello liberty: può piacere o non piacere (a me piace), ma non si può dire che non sia bello. Soprattutto, non si può dire che la forma non sia adeguata al contenuto. Il protagonista giganteggia e come un eroe si prende tutta la scena, ma non è un male perché è persona colta, intelligente, non banale. Capace di infarcire la narrazione della quotidianità con riflessioni interessanti. Ad esempio, a proposito di una parola oggi abusata:  “Iniziavamo a renderci conto di che ruolo fondamentale avesse la semplicità nelle dinamiche complesse”, “Ci convincemmo che la semplicità possa essere un’arma di distruzione di massa, una chiave per scardinare sistemi complessi che sembrano insormontabili, la condizione primaria per ordinare il caos, altrimenti irrisolvibile con altro caos, con l’abbandono”. Finalmente dopo decenni di viaggi alcolici e affumicati, di personaggi alla Kerouac che vanno qua e là, parlano di libertà, non combinano un tubo e poi immancabilmente finiscono per vivere con la mamma, ecco il racconto di un viaggio normale, in Italia, fatto da persone sane, responsabili, con le spalle “robuste e livide”. Per questo memorabile. Per questo rivoluzionario. La rivoluzione della semplicità, della normalità, dell’amore per il proprio paese, che scopriamo essere davvero esotico e affascinate appena fuori la porta di casa. E che viene ritratto con tutte le sue contraddizioni, ma senza alcuna pretesa di critica sociale o prospettiva escatologica. Che però germogliano nel lettore attento. Bravo Ricucci, ti aspettiamo alla prossima prova. Senza nascondere che un ragazzo ventenne che definisce “alcova” la stanza dove dormirà con la propria ragazza me lo prenoto come genero.

ISBN 978-88-97766-22-3

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