Cosa leggo

Benvenuti in Siria!

Attualità  – Siria. Scatti e parole.

A cura di Alberto Gherardi e Alessandro Greco. Miraggi edizioni.

Imperdibile. C’è un certo tipo di libri (e di foto, e di film, e di reportage televisivi, e di articoli giornalistici…) dal quale io mi tengo alla larga per due motivi: non mi piacciono le storie strappalacrime, e tantomeno le storie strappalacrime composte per un qualche fine smaccatamente didascalico. Non li leggo, libri così, tutt’al più li scrivo. Il che non mi impedisce di pensare che: di Libro Cuore ce n’è stato uno, un capolavoro, bello bello, è stato l’archetipo del genere, e tutto il resto è dejà vu. “Siria” l’ho comprato dopo aver letto un pezzo di Alessandro Greco pubblicato sull’onda emotiva scatenata dalla foto di Aylan. E, accidenti, mi è piaciuto. Molto. L’idea è quella di raccogliere 26 racconti di autori diversi ispirati a 26 foto scattate nella Siria di oggi, devastata dalla guerra. Le foto, pregevoli, non sono quasi mai fruibili comodamente perché sono stampate su due pagine e vengono spezzate dalla piegatura nel mezzo. Ne deriva una sensazione di malessere dell’occhio che prende lo stomaco e cresce man mano che il cervello ricompone le immagini e comprende l’estrema miseria dei soggetti rappresentati. Che sono per lo più bambini. Fin qui il libro sembra un “Ti lascio una canzone” necrofilo, e già questo basterebbe a farne un potenziale best seller per il pubblico di Antonella Clerici. Poi leggi il primo racconto, e subito attacchi con il secondo, e non ti fermi, e stai male, ma continui a leggere. E capisci dove sta la grandezza di questo progetto. In una cultura che ha girato le spalle al maschile, questo è un sasso nello stagno, perché è un libro decisamente virile. È un libro che sa di carezze ruvide, come il racconto di Alberto Gherardi, che con una scrittura potentemente evocativa ha il pregio di restituire la guerra alla realtà, privandola della tara anestetizzante degli effetti speciali e dell”’altrove” ai quali ci assuefà lo schermo televisivo. È un libro che sa di sogni infranti e di responsabilità disattese, come il racconto di Alessandro Greco, dove la potenza generativa e spirituale di un giovane padre vengono castrate con una sola frase: “o meglio lo sarebbe stato”, una rasoiata che ha tutta la potenza evocativa della mela di Adamo. E così via, per altre 24 volte, in una serie di istantanee e di racconti non tutti del medesimo livello, di colori diversi, ma tutti importanti, che si armonizzano come voci in un coro: il coro di una tragedia greca. Questo libro è un grumo di emozioni, con il pregio di rendere tangibile un dramma che lo schermo televisivo allontana da noi separandolo dalla realtà. È un libro che ti porta all’inferno, poi ti offre un buono-sconto per il paradiso quando leggi in quarta di copertina che 2€ del prezzo pagato saranno devoluti a un progetto di cooperazione internazionale in Siria. E sai che non basterà. In breve, è un libro che ti cambia. Bello bello.

ISBN 978-88-96910-59-7

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