Cosa succede

Saper vincere…

Quando mesi fa scegliemmo il titolo di questo premio letterario, mai avremmo pensato che la cerimonia di premiazione sarebbe avvenuta due giorni dopo un referendum che davvero metterà alla prova tutti, vincitori e vinti: saper vincere, e più ancora saper perdere, sarà importante per tutti, in Europa e fuori. Nel caso dell’Europa, non sono ottimista: per saper vincere e saper perdere bisogna avere dei valori che relativizzino la vittoria e siano di sprone a migliorare nella sconfitta. L’Europa, e lo dico da europeo che ci vive e non vorrebbe essere altrove, sembra davvero priva di questi valori: leggere i commenti “a caldo” di tanti illustri opinionisti (come d’altronde gli appelli al voto nei giorni precedenti) è desolante. Superficialità, supponenza, paroline tutte uguali ripetute come mantra… diciamocelo… poco cervello, poca pancia, niente cuore, molto tornaconto personale: Fede e Ragione hanno fatto grande l’Europa, l’Unione Europea sta morendo senza Fede e in preda a un Caos irrazionale quanto voluto, nemico di ogni  saggezza pregressa. Per riscoprire la prima e porre rimedio al secondo bisogna quindi ritrovare i valori comuni, che non si misurano in Euro.

Con il titolo del premio letterario per ragazzi “Memorial Licia Giunco”, dedicato non a caso a una grande insegnante e indimenticabile organizzatrice della grande festa su pattini di “Sport per la vita”, a Roseto degli Abruzzi, abbiamo invitato i giovani a riflettere sul legame che deve esistere fra competizione, solidarietà ed amicizia. Sono questi ultimi valori il messaggio che vogliamo veicolare con queste iniziative, e collegarli al “saper vincere” ci è sembrato meno buonista, e soprattutto più positivo e significante che collegarli al “saper perdere”, come forse sarebbe stato più logico, e sicuramente di più immediata comprensione. La risposta dei nostri ragazzi è stata eccezionale. Davvero è stato un piacere leggere i racconti e le poesie che numerose sono state spedite in risposta al nostro invito. Ciò che più mi ha stupito è quanto ai nostri giovami autori sia presente il valore della solidarietà. e come siano capaci di radicare questo valore nel quotidiano, interpretandolo e adattandolo con razionalità a situazioni le più diverse. I nostri giovani cervello e cuore  li hanno: creiamo per loro il mondo migliore dove metterli a frutto.

Premio letterario per ragazzi “Memorial Licia Giunco” Premiazione e presentazione delle opere finaliste con Mariarita Piersanti. A Roseto degli Abruzzi, sabato 25 giugno 2016, ore 17:00, Palazzo del Mare.

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Cosa leggo

Inoki non sta sul ring

Narrativa  – Nel nome della madre. Alessandro Greco. Miraggi Edizioni.

Appassionante. Ci sono libri che si dischiudono come convolvoli e ti lasciano vagare a piacimento nel loro mondo. Altri che ammiccando ti conducono in una specie di minuetto, dove a un passo dell’autore ne corrisponde uno tuo. Più raramente, ci sono libri che ti piombano addosso come un wrestler, ti sollevano di peso, ti fanno roteare un po’ in aria e ti schiantano al suolo. E ti tengono giù, a suon di ceffoni, se solo osi alzare un sopracciglio. “Nel nome della madre” fa proprio questo. Il lettore viene teletrasportato in una specie di Resident Evil emotiva, dove non si lascia intentato nessun espediente narrativo per coinvolgerlo nella trama. Che è intensa, drammatica, commovente. Che poi non è una trama perché è vera. Come si sta con un vicino di casa terribile che pianta chiodi sulla parete della tua camera da letto tutta notte, fino a fare una breccia nella parete? Come si sta quando leggi che questo vicino è il tumore al cervello che sta devastando la tua vita di giovane padre di famiglia e promettente professionista? Come si sta quando leggi di un bambino che si chiama Edoardo, che poi non è più? Come si sta quando la persona alla quale capita tutto questo è uno scrittore, uno che scrive bene per giunta, e ti racconta la sua vita? Si sta che alla fine passi una notte a leggerlo, quel libro, e quando ne scrivi non dici nulla di come va a finire, perché è come per i gialli, per saperlo bisogna comprarlo. Compratelo. E poi vi accorgerete di volergli bene, a quello scrittore, per la sua sensibilità e per tutte le cose belle e terribili che ha voluto condividere (sia pure a suon di cazzotti) con voi. Così gli si perdona tutto, anche la maiuscola nel titolo, che fa pensare a un libro sdolcinato, femminile, mentre ogni parola cola testosterone. Anche nella sensibilità dolcissima che l’autore dedica alle sue donne. Nel nome della madre, nell’abbraccio di un (grande) padre.

ISBN 978-88-96910-82-5

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Cosa leggo

Sirena adriatica

Poesia  – L’antiriva.

Valeria Di Felice. Ed. Di Felice.

Intrigante. Scrivere critica letteraria sulla poesia è tecnicamente inutile e, anzi, le cattive critiche sono una delle ragioni per cui alla poesia non si tributa al giorno d’oggi l’attenzione dovuta. Sì, perché o ti chiami De Sanctis, e decrittando una lingua e una cultura arcane diventi con effetto diapason l’aedo di un poeta vissuto secoli prima, oppure perisci nello sforzo. Tu, e l’innocente poeta. Perché ridurre a un mero commento in prosa, senza poi esserne particolarmente dotati, ciò che è stato pensato e scritto in poesia è come mischiare l’acqua con l’olio. Il che, notoriamente, non serve a nulla. Non serve apparentemente a nulla come le conchiglie che si trovano sulle spiagge dell’Adriatico. In effetti l’immagine che mi evoca “L’antiriva” di Valeria Di Felice è proprio quella della spiaggia di Martinsicuro, in una giornata d’inverno, mentre il mare è immoto e cielo, acqua e bagnasciuga sono lunghe e pastose pennellate di minima variazione cromatica. Quindi già mi trovo in dissonanza con l’immagine di copertina del libro, quella di un mare in tempesta, e con il sentire stesso dell’autrice contenuto del libro. Ma tant’è: perché qui si trova la poetica del confine, tra biblioteca e senso, tra lirica e virtuosismo barocco, e spetta al fanciullino che è in ciascuno di noi decidere in che verso sconfinare. Non sono versi facili quelli di Valeria. Ma mi piacciono le sfide, e ciò che è facile per lo più non conduce a nulla. Quindi le ho lette e rilette queste poesie, cullato da immagini chiarissime e affascinanti, mentre scoprivo il segreto dei versi più criptici. Certo è che ciò che vi leggo io difficilmente sarà ciò che vi legge un altro, benché entrambi cullati dal medesimo ritmo del respiro profondo di un mare in tumulto. Ma ciò che si riconosce a fiuto, e che non è in dubbio, è la potenza  di una lingua coltissima, preziosa come un corallo, o come il tesoro perduto di antico veliero affondato fra i flutti.

Quindi quella impressione di vuota caligine di cui dicevo altro non è che la quinta che attende di essere riempita di “ippocampi / e destrieri fiammanti / dai cocchi alati, / ninfe e menadi”… Ed è una cosa bellissima!

ISBN 978-88-97726-37-1

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Cosa leggo

Un libro per chi si vuol bene

Il cuore è una porta

Silvia di Luzio. Edizioni Amrita

Silvia Di Luzio è un’affermata cardiologa, che vanta nel suo curriculum prestigiose collaborazioni con università, centri di ricerca, ospedali in Italia e all’estero. Può sembrare quindi scontato che una persona così, nel momento in cui decide di scrivere un libro, parli della cosa che è al centro della sua vita professionale: il cuore, appunto.

Il risultato, invece, è tanto originale quanto coinvolgente. “Il cuore è una porta” difficilmente può essere iscritto a un solo genere letterario. Non è un’autobiografia, anche se l’autrice parla molto di sé e della sua vita. Non è certo un “medical thriller”, anche se vengono narrati numerosi episodi drammatici ambientati nel mondo ospedaliero. Non è nemmeno un libro di divulgazione scientifica, perché il rigore scientifico è semmai il veicolo, non il fine, del messaggio che la Di Luzio vuole trasmetterci. Per “il cuore è una porta” bisognerebbe forse coniare un nuovo genere letterario: è un libro di “divulgazione umanistica”.

L’autrice prende per mano il lettore fin dalle primissime pagine, riuscendo a creare una empatia con chi legge tanto lontana dal mondo della divulgazione quanto vicina a quello della letteratura. Raccontando un piccolo episodio dal quale è scaturito il titolo del libro, e poi come sia nata in lei a undici anni la scelta di fare il medico, Silvia Di Luzio getta una specie di incantesimo sul lettore, e non si può fare a meno di continuare a leggere il libro, divorandolo pagina dopo pagina.

Prendendo le mosse da concetti familiari al grande pubblico, come l’effetto placebo nell’assunzione di medicinali, apprendiamo pian piano come l’autrice abbia riscoperto l’approccio che già era proprio degli antichi greci ad Epidauro: la nosoterapia. Questa “terapia della mente” vede nella malattia un disequilibrio fisico-psichico.  La salute, allora, è un processo permanente di ricerca di un equilibrio dinamico fra tutti i fattori della vita umana: non è l’assenza della malattia, ma la forza di vivere serenamente anche con la malattia, se questa si manifesta. Addirittura l’aspetto psicologico e mentale possono condizionare quello fisiologico, fino a dimostrarsi vincenti sul piano della guarigione fisica, superando il mero automatismo del collegamento fra farmaco e patologia. Non senza stupore leggiamo con grande partecipazione emotiva di alcuni casi clinici che dimostrano nei fatti la concretezza di queste affermazioni. E con curiosità scientifica apprendiamo che la più moderna ricerca supporta con prove sperimentali queste, e altre, intuizioni molto antiche. Come ad esempio quella secondo la quale il cuore, e non cervello, è il vero centro dell’essere umano, perché con il suo movimento costante proietta attorno a sé un campo magnetico più forte di quello proprio del cervello. È quindi plausibile che questo campo sia capace di influenzare il funzionamento delle singole cellule del corpo, e possa entrare in risonanza sia con il campo magnetico emesso dalle persone alle quali siamo legate, sia con quello dell’ambiente in cui siamo immersi. E che le emozioni e i pensieri siano vibrazioni, energia che influisce sul nostro stato di salute, condizionando la nostra fisiologia.

Con questo, non si vuole affatto dire che “Il cuore è una porta” è un libro, per così dire, “new age”, che propaganda teorie naif che hanno solo il fascino di essere alternative. L’atteggiamento di chi scrive non è quello di un venditore, non si cerca di “piazzare” nessuna teoria miracolistica, nemmeno quando si consigliano nelle ultime pagine del libro degli esercizi per “stare bene” sviluppando le potenzialità del cuore. Piuttosto si cerca di condividere con un linguaggio semplice, adatto a un pubblico il più ampio possibile, i preziosi risultati di una rigorosa ricerca condotta con onestà e competenza nell’arco di molti anni. Una ricerca che è scientifica nei suoi strumenti, ma interiore nei suoi obiettivi. L’ottica in cui si muove l’autrice è quella cristiana, che ha nella persona il centro della sua attenzione e nella Fede il suo modello di riferimento.

“Il cuore è una porta” è una splendida occasione per fare esercizio di introspezione, e apprendere qualche nozione che possa aiutarci ad affrontare meglio la vita, anche nei suoi aspetti più drammatici. È, in poche parole, il libro che dovrebbero leggere tutti coloro che si vogliono bene, per imparare a stare davvero bene, e che dovremmo far leggere a tutti coloro ai quali vogliamo bene.

ISBN 9788889382875

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Cosa succede

Presentazione di Un podio per la vita

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Domenica 15 novembre 2015, ore 17:30, nella Sala Consiliare di Martinsicuro: presentazione di Un podio per la vita!

Condurrà la giornalista Cinzia Rosati. Converserà con l’autore l’insegnate (e preziosa amica!) Emma Furia. Le letture saranno a cura di Pasquale Cucco.

Protagonisti saranno lo sport e i ragazzi, grazie anche alla presentazione del progetto “Book Art”, con l’esposizione dei lavori delle classi quarte e quinte della Scuola Primaria dell’istituto Comprensivo Statale “Sandro Pertini” di Martinsicuro.

Un podio per la vita è dedicato a Licia Giunco, ideatrice di Sport per la vita e indimenticabile insegnante.

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Cosa leggo

Quando volano i Dodo

Narrativa – Midnightwalker

Domenico Cosentino. Palladino Editore

Bello – Mentre leggevo Midnightwalker mi veniva in mente un dodo. Sembra una scemenza e forse lo è, ma è vero. Sia chiaro: il dodo per me è un bellissimo uccello, fra chiattoni ci si difende. Pensavo a lui perché le cose che scrive Cosentino sono davvero terrestri, a volte grevi, spesso fangose… e questa è la terra dove il dodo zompetta. Poi ecco una mezza frase, una immagine, una suggestione… è come se il dodo prendesse lo slancio per spiccare il volo. Volerà? Si passa alla pagina seguente e no, non ha volato, non vola perché un dodo non può volare ma, non so come, si capisce che nella sua testa ha una netta percezione dell’azzurro e della bellezza e dell’estasi, per cui è come se avesse volato, solo che noi nel frattempo giravamo la pagina e ce lo siamo perso. Poi però bisogna mettersi d’accordo con Cosentino, perché non si capisce se scrive racconti brevi come haiku o poesie lunghe come racconti. Ma fa lo stesso, perché sono belli comunque. Oddio, belli. Ci vuole un bel po’ di pelo sulla pancia e di senso dell’orrido. Perché sono di quella bellezza come le cose di Bukowski, che con l’Olimpo non hanno nulla a che fare, ma che ti colpiscono allo stomaco, e ti restano dentro, come la Venere di Milo, che bella lo è, ma pure parecchio scassata. Midnightwalker è l’immagine in negativo di un mondo perfetto. Questo ne rende la lettura esaltante. Cambi al prospettiva al disegno, e improvvisamente appare un’altra immagine: diretto da Guernica alla Gioconda in un colpo solo senza fermate. L’ edizione è curatissima come può esserlo solo un prodotto artigianale. Formato giusto, carattere giusto: un oggetto esclusivo, che parla dell’autore prima di essere letto. Quindi, mio caro Cosentino, o sei un impostore alla grande, oppure nelle tue cose ci sei davvero tutto tu, come sei, cosa fai, come lo vivi. Ti smascheri (Rain Dogs) integrale e asciutto come ci si spogliava alla visita di leva. Questa sensazione di verità che trasuda nonostante e oltre il manierismo bukowskiano è impagabile, rende secondari stile e contenuto. Oppure, se si vuole, stile e contenuto la servono egregiamente. Quindi Midnightwalker è un classico. Sono rari i libri di cui si gira la quarta di copertina avendo l’impressione di aver dialogato con l’anima dello scrittore, ma Midnightwalker è fra questi. Nell’era della mistificazione non è cosa da poco.

ISBN 978-88-8460-247-3

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Cosa scrivo

Un podio per la vita

Più storie di ragazzi, con le loro paure e i loro entusiasmi, si intrecciano in questo romanzo che ha come sfondo narrativo la celebre manifestazione si pattinaggio artistico a rotelle “Sport per la vita” che si tiene ogni anno a Roseto degli Abruzzi.

Un romanzo piacevole alla lettura e anche costruttivo se si pensa che è legato alla valorizzazione dello sport come via verso la solidarietà.  Non a caso Un podio per la vita è dedicato alla maestra Licia Giunco, organizzatrice di numerose iniziative nel mondo del pattinaggio, in ricordo dei suoi insegnamenti e della sua determinazione volta alla crescita dei ragazzi.

In copertina: i pattinatori Silvia Stibilj e Andrea Bassi (Foto concessa da Raniero Corbelletti Photographie)

I diritti d’autore saranno devoluti per intero al Comitato Sport per la Vita

ISBN 978-88-97726-74-6

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Un romanzo su otto ruote

di Marco Giobbi

Gianluca, un ragazzo che non ha mai pattinato in vita sua, conosce Elisabetta, campionessa di pattinaggio su rotelle, e se ne innamora. Tutto sembra dividerli: sono diversi gli interessi e le città in cui abitano, ma il loro rapporto potrà continuare grazie ad un pizzico di fortuna… e non senza avventure rocambolesche.

Donatella è felice perché farà coppia con Rudy, astro nascente del pattinaggio nazionale: ma il ragazzo cade nel tunnel della droga, e rischia di trascinare con sé altri giovani.

Mirko, che insegna pattinaggio assieme alla moglie Edi, abbandona la famiglia per andare in Bolivia alla ricerca di una donna misteriosa.

“Un podio per la vita” è il racconto corale di queste ed altre vicende, che si intrecciano nell’arco di un anno, sullo sfondo di alcune manifestazioni di pattinaggio.

In realtà il vero protagonista del libro è lo sport, nel suo significato di momento di aggregazione e di confronto, nonché di occasione di crescita nel segno dei valori della solidarietà e dell’amicizia.

Pochi sanno che l’Italia è ai vertici mondiali del pattinaggio a rotelle. Questo sport, pur essendo estremamente diffuso e spettacolare, non ha quasi mai il risalto che meriterebbe sulla stampa o in televisione. L’eccellenza dei rappresentanti italiani in questo sport è quindi merito esclusivo della passione di tanti giovani, che riescono a coniugare grandi performance atletiche con toccanti esibizioni artistiche. Non va dimenticato, inoltre, l’impegno di intere famiglie che, non certo nella speranza di lucrose carriere, investono tempo e danaro in corsi, costumi e trasferte.

“Un podio per la vita”, sincero omaggio al mondo del pattinaggio a rotelle, è un sentito applauso per tutti coloro che si riconoscono nei valori universali dell’agonismo e della solidarietà.

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