BRAVE PERSONE CHE FANNO LA DIFFERENZA

Narrativa – ELIDE MALAVASI di Arnalda G.Forni Cavalieri, SEAB Editore

Un eloquio personalissimo, fluido, frizzante, fresco come un torrente di montagna, e al contempo prezioso, dotto. La capacità rara di tradurre in una dimensione prettamente bolognese, per non dire domestica, concetti e giravolte culturali di respiro almeno continentale, se non di più. Un’umiltà di fondo nell’approccio al contenuto, davvero magmatico dal punto di vista affettivo, che si fonde con l’elegante professionalità della divulgazione degli aspetti storici e culturali. Una superficie arruffata, increspata di emotività, al di sotto della quale si scopre via via un estremo rigore nella ricostruzione storica dei fatti…. e una ricostruzione storica che si stempera e sparisce nell’affetto non sentimentale, o non solo, ma profondo e razionale che lega ogni parola.
Tutto questo è “Elide Malavasi” di Arnalda G. Forni Cavalieri.
È un libro d’amore che suscita amore: questa la definizione migliore, perché altrimenti l’opera resta di difficile classificazione.
È intitolata a una persona, quindi ci si aspetta di leggere una biografia: nient’affatto! Come un Santo Graal, Elide Malavasi è indagata nel libro, e viene resa nota al lettore, ma alla fine molto di lei sfugge, resta una presenza ectoplasmatica, una specie di matrice capace di dare forma a quanti la conobbero, ma impossibile da conosce nella sua totalità. Un po’ come la luna che ha due facce, una sola delle quali visibile. Eppure il metodo atto a forgiare “brave persone che dovranno fare la differenza” messo in atto dalla protagonista è chiarissimo.
Non è un libro storico, prima di tutto perché il dialogo con il passato, sul quale pure è costruito, è talmente naturale e vivificante che ogni distanza cronologica crolla di fronte a una attualità innegabile.
Non è nemmeno un libro scientifico, anche se leggendolo non si può che essere grati all’autrice per come riesce a spiegare con efficacia concetti non sempre immediati di pedagogia.
L’opera è un’opera libera, quindi come si diceva poc’anzi non definibile, ma alla fine prova la verità del motto del padre e dell’autrice: “I libri sanno dove devono andare “. Ciascuno di noi saprà trovare, con soddisfazione certa, la sua personale chiave di lettura.
Bolognesissimo nei contenuti, e ancora di più se possibile nell’esposizione e nella mentalità che questa sottende, “Elide Malavasi” lascia stupiti per la descrizione di un microcosmo che si ricompone, in uno spontaneo caleidoscopio, in un racconto epico, capace di divertire titillando concetti primigeni, piacevolmente fulminanti. Un esempio? La pagina in cui si parla di Padre Marella dove deflagra questa frase: “si ancorò con forza al trascendente facendone una certezza tattile”.
La parte dove si parla del mitico ’68, e di come lo risolse la signorina Malavasi, è spassosissima, ed emblematica assieme di come andrebbe demitizzato quel periodo.
Bellissima la pagina sul rispetto, da stampare su volantini e distribuire ovunque, tanto al tempo d’oggi ci sarebbe bisogno di una riflessione sul tema.
Doveroso infine un applauso al prezioso apparato fotografico e di note che accompagna il testo.
In sintesi: lettura consigliatissima!

…A riprova di quanto detto sopra, il libro è stato apprezzato da sua Eminenza il Cardinale Arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi, ed oggetto di un bell’articolo di Massimo Cutò su Il Resto del Carlino (il testo dell’articolo è disponibile qui: https://www.google.com/amp/s/www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/elide-malavasi-la-montessori-bolognese-1.6176084/amp)

(Elide Malavasi, Arnalda G.Forni Cavalieri, SEAB 2020,, ISBN 978-88-96278-01-7)

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