13 novembre 2015. Dalle pagine culturali del quotidiano La città, curate dal critico Simone Gambacorta.
Un podio per la vita
Più storie di ragazzi, con le loro paure e i loro entusiasmi, si intrecciano in questo romanzo che ha come sfondo narrativo la celebre manifestazione si pattinaggio artistico a rotelle “Sport per la vita” che si tiene ogni anno a Roseto degli Abruzzi.
Un romanzo piacevole alla lettura e anche costruttivo se si pensa che è legato alla valorizzazione dello sport come via verso la solidarietà. Non a caso Un podio per la vita è dedicato alla maestra Licia Giunco, organizzatrice di numerose iniziative nel mondo del pattinaggio, in ricordo dei suoi insegnamenti e della sua determinazione volta alla crescita dei ragazzi.
In copertina: i pattinatori Silvia Stibilj e Andrea Bassi (Foto concessa da Raniero Corbelletti Photographie)
I diritti d’autore saranno devoluti per intero al Comitato Sport per la Vita
ISBN 978-88-97726-74-6
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Un romanzo su otto ruote
di Marco Giobbi
Gianluca, un ragazzo che non ha mai pattinato in vita sua, conosce Elisabetta, campionessa di pattinaggio su rotelle, e se ne innamora. Tutto sembra dividerli: sono diversi gli interessi e le città in cui abitano, ma il loro rapporto potrà continuare grazie ad un pizzico di fortuna… e non senza avventure rocambolesche.
Donatella è felice perché farà coppia con Rudy, astro nascente del pattinaggio nazionale: ma il ragazzo cade nel tunnel della droga, e rischia di trascinare con sé altri giovani.
Mirko, che insegna pattinaggio assieme alla moglie Edi, abbandona la famiglia per andare in Bolivia alla ricerca di una donna misteriosa.
“Un podio per la vita” è il racconto corale di queste ed altre vicende, che si intrecciano nell’arco di un anno, sullo sfondo di alcune manifestazioni di pattinaggio.
In realtà il vero protagonista del libro è lo sport, nel suo significato di momento di aggregazione e di confronto, nonché di occasione di crescita nel segno dei valori della solidarietà e dell’amicizia.
Pochi sanno che l’Italia è ai vertici mondiali del pattinaggio a rotelle. Questo sport, pur essendo estremamente diffuso e spettacolare, non ha quasi mai il risalto che meriterebbe sulla stampa o in televisione. L’eccellenza dei rappresentanti italiani in questo sport è quindi merito esclusivo della passione di tanti giovani, che riescono a coniugare grandi performance atletiche con toccanti esibizioni artistiche. Non va dimenticato, inoltre, l’impegno di intere famiglie che, non certo nella speranza di lucrose carriere, investono tempo e danaro in corsi, costumi e trasferte.
“Un podio per la vita”, sincero omaggio al mondo del pattinaggio a rotelle, è un sentito applauso per tutti coloro che si riconoscono nei valori universali dell’agonismo e della solidarietà.
Molte rovine a L’Aquila
Giallo – Solo sigari quando è festa.
Alessio Romano. Ed. Bompiani.
Avvincente. Metti il terremoto a L’Aquila. Prendi un giovane ricercatore, una fidanzata lontana, un padre con l’alzheimer, un night, una amicizia accettata su Facebook da uno sconosciuto “ragno”, altri contatti del ragno tutti morti, una hacker, due anziane rancorose, alcune belle figliole, una ex amante, un amico anzi due, una psicologa, dei cinesi….il tutto sapientemente dosato da uno scrittore la cui intelligenza è supportata da una robusta cultura letteraria: il risultato è “Solo sigari quando è festa”. Un ottimo giallo (senza troppo indagare qui sulle sfumature e le sottospecie che vanta il genere) che ci trascina in gioco di matrioske dove un tema rimanda a un altro e poi a un altro ancora. Seguiamo Nick, il protagonista, nella sua vicenda, attraversando una sequenza di situazioni che assumono di volta in volta i colori del documentario catastrofico, dello sceneggiato psicologico, del noir d’autore, dello splatter clip, fino a un finale che definire sorprendente è poco. Il fatto è che ci si affeziona a Nick, perché è davvero uno di noi, che si muove sul palcoscenico di quest’Italia un po’ stranita dove il terremoto è solo uno degli elementi della scenografia e forse non quello più importante. Le prime cento pagine del libro rappresentano una lunga rincorsa che ha lo scopo di farci entrare in empatia con il protagonista, così che poi sentiremo sulla nostra pelle tutto quello che gli capiterà. Di cui, ovviamente, qui non anticipo nulla. Ma ciò che rende questo libro letterariamente rilevante non è la sua efficacia come giallo, né l’idea azzeccata di riprendere un tema come quello del terremoto. La sua importanza sta in quello che l’autore non dice. Sta in questo Abruzzo alienato dove hanno senso personaggi e situazioni che di per sé potrebbero appartenere ad una metropoli americana, o a un pesino del south west. Così, letta l’ultima pagina del libro e scaricata un po’ l’emozione, viene da pensare che le macerie, quelle vere, non sono quelle del terremoto, ma quelle che abbiamo dentro tutti noi in questo paese cupamente disperato. Il libro è avvincente e si legge tutto d’un fiato..
ISBN 978-88-452-7904-1
Liberarte
Liberarte a Martinsicuro
“LiberArte” è la rassegna di arte e letteratura, organizzata dall’associazione culturale Progetto Comune, in collaborazione con la Di Felice Edizioni e con il patrocinio del Comune di Martinsicuro, che ha l’obiettivo di promuovere lettura e creatività affiancando vari generi letterari e coltivando l’espressione artistica e sportiva dei giovani.
Nella sua prima edizione, “Liberarte” presenta
“Solo sigari quando è festa” di Alessio Romano (ed.Bompiani), il giallo ambientato in Abruzzo con un finale sconvolgente di Alessio Romano, che con questa sua seconda prova si colloca di diritto fra i più originali e quotati giallisti italiani
“Le parole della notte” di Ermanno Bencivenga (Di Felice Edizioni), raccolta di poesie del noto professore ordinario di Filosofia all’Università di California giornalista de “Il Sole 24 Ore”
“Un podio per la vita” di Riccardo Medici (Di Felice Edizioni)
Benvenuti in Siria!
Attualità – Siria. Scatti e parole.
A cura di Alberto Gherardi e Alessandro Greco. Miraggi edizioni.
Imperdibile. C’è un certo tipo di libri (e di foto, e di film, e di reportage televisivi, e di articoli giornalistici…) dal quale io mi tengo alla larga per due motivi: non mi piacciono le storie strappalacrime, e tantomeno le storie strappalacrime composte per un qualche fine smaccatamente didascalico. Non li leggo, libri così, tutt’al più li scrivo. Il che non mi impedisce di pensare che: di Libro Cuore ce n’è stato uno, un capolavoro, bello bello, è stato l’archetipo del genere, e tutto il resto è dejà vu. “Siria” l’ho comprato dopo aver letto un pezzo di Alessandro Greco pubblicato sull’onda emotiva scatenata dalla foto di Aylan. E, accidenti, mi è piaciuto. Molto. L’idea è quella di raccogliere 26 racconti di autori diversi ispirati a 26 foto scattate nella Siria di oggi, devastata dalla guerra. Le foto, pregevoli, non sono quasi mai fruibili comodamente perché sono stampate su due pagine e vengono spezzate dalla piegatura nel mezzo. Ne deriva una sensazione di malessere dell’occhio che prende lo stomaco e cresce man mano che il cervello ricompone le immagini e comprende l’estrema miseria dei soggetti rappresentati. Che sono per lo più bambini. Fin qui il libro sembra un “Ti lascio una canzone” necrofilo, e già questo basterebbe a farne un potenziale best seller per il pubblico di Antonella Clerici. Poi leggi il primo racconto, e subito attacchi con il secondo, e non ti fermi, e stai male, ma continui a leggere. E capisci dove sta la grandezza di questo progetto. In una cultura che ha girato le spalle al maschile, questo è un sasso nello stagno, perché è un libro decisamente virile. È un libro che sa di carezze ruvide, come il racconto di Alberto Gherardi, che con una scrittura potentemente evocativa ha il pregio di restituire la guerra alla realtà, privandola della tara anestetizzante degli effetti speciali e dell”’altrove” ai quali ci assuefà lo schermo televisivo. È un libro che sa di sogni infranti e di responsabilità disattese, come il racconto di Alessandro Greco, dove la potenza generativa e spirituale di un giovane padre vengono castrate con una sola frase: “o meglio lo sarebbe stato”, una rasoiata che ha tutta la potenza evocativa della mela di Adamo. E così via, per altre 24 volte, in una serie di istantanee e di racconti non tutti del medesimo livello, di colori diversi, ma tutti importanti, che si armonizzano come voci in un coro: il coro di una tragedia greca. Questo libro è un grumo di emozioni, con il pregio di rendere tangibile un dramma che lo schermo televisivo allontana da noi separandolo dalla realtà. È un libro che ti porta all’inferno, poi ti offre un buono-sconto per il paradiso quando leggi in quarta di copertina che 2€ del prezzo pagato saranno devoluti a un progetto di cooperazione internazionale in Siria. E sai che non basterà. In breve, è un libro che ti cambia. Bello bello.
ISBN 978-88-96910-59-7
Kerouac, ciucciati il calzino!
Narrativa – Diario del ritorno.
Emanuele Ricucci. Ed. Eclettica.
Suggestivo. È il racconto di una breve vacanza di una coppia di venticinquenni. In Italia, da Roma a Lerici. In cinquecento. Con un ombrellone per fermarsi nelle spiagge libere e senza alcuna prenotazione per dormire. Una storia di normalissima quotidianità narrata con uno stile inaspettato, aulico, epico. Il che sulle prime inquieta. Poi si capisce. Si capisce che per il giovane scrittore la vicenda narrata è davvero una esperienza epica, l’archetipo del viaggio, il suggello dell’acquisita maturità, la soglia dalla quale affacciarsi a una vita adulta… da viversi in coppia con l’obiettivo di una famiglia. Si entra allora nel suo ritmo, nella sua logica. Insomma, è come trovarsi di fronte a un gioiello liberty: può piacere o non piacere (a me piace), ma non si può dire che non sia bello. Soprattutto, non si può dire che la forma non sia adeguata al contenuto. Il protagonista giganteggia e come un eroe si prende tutta la scena, ma non è un male perché è persona colta, intelligente, non banale. Capace di infarcire la narrazione della quotidianità con riflessioni interessanti. Ad esempio, a proposito di una parola oggi abusata: “Iniziavamo a renderci conto di che ruolo fondamentale avesse la semplicità nelle dinamiche complesse”, “Ci convincemmo che la semplicità possa essere un’arma di distruzione di massa, una chiave per scardinare sistemi complessi che sembrano insormontabili, la condizione primaria per ordinare il caos, altrimenti irrisolvibile con altro caos, con l’abbandono”. Finalmente dopo decenni di viaggi alcolici e affumicati, di personaggi alla Kerouac che vanno qua e là, parlano di libertà, non combinano un tubo e poi immancabilmente finiscono per vivere con la mamma, ecco il racconto di un viaggio normale, in Italia, fatto da persone sane, responsabili, con le spalle “robuste e livide”. Per questo memorabile. Per questo rivoluzionario. La rivoluzione della semplicità, della normalità, dell’amore per il proprio paese, che scopriamo essere davvero esotico e affascinate appena fuori la porta di casa. E che viene ritratto con tutte le sue contraddizioni, ma senza alcuna pretesa di critica sociale o prospettiva escatologica. Che però germogliano nel lettore attento. Bravo Ricucci, ti aspettiamo alla prossima prova. Senza nascondere che un ragazzo ventenne che definisce “alcova” la stanza dove dormirà con la propria ragazza me lo prenoto come genero.
ISBN 978-88-97766-22-3
- Quando la neve sapeva di pane. Di Gina Basso e Riccardo MEdici, narra in modo romanzato la vita di Padre Ernesto Caroli, uno dei fondatori dell’Antiniano di Bologna
- Articolo su Avvenire in occasione della presentazione
- Dalle pagine di Avvenire: foto di Padre Ernesto
- 16 marzo 2013. Il giornalista Luca Orsi, l’editore Luca Leone, Gina Basso e Riccardo Medici
- 16 marzo 2013. L’amico Guido Mandreoli, che ha condotto la presentazione, e Fra’ Alessandro Caspoli Direttore dell’Antoniano
- 16 marzo 2013. L’amico Guido Mandreoli, che ha condotto la presentazione, e Fra’ Alessandro Caspoli Direttore dell’Antoniano
- 4 maggio 2013. Presentazione a Roseto degli Abruzzi
- 16 maggio 2013. Gina Basso alla Scuola Media “Alessandro Volta” di Latina
- Agosto 2013. Al Festival delle Storie, la bella manifestazine ideata da Vittorio Macioce, è presente anche Quando la neve…
- 29 agosto 2013, Festival delle Storie, Castello di Alvito: Riccardo Medici con il giornalista Michele Marolla e la scrittrice Marie Christine Jean Gatta parlano di Quando la neve sapeva di pane
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- Aprile 2014. Un lavoro dei lettori di Quando la neve sapeva di pane: il “disegnoromanzo” del libro
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