Cosa succede

Vivo per vivere: incontro con gli studenti

Il 28 aprile scorso “Vivo per vivere”,  di Gina Basso e del sottoscritto, è tornato nelle scuole! L’incontro con le seconde medie delle scuole Maestre Pie di Bologna è stato particolarmente emozionante, perché nella medesima aula il libro era già stato presentato, alcuni anni fa, assieme a Gina: e l’incontro si è aperto con un commovente ricordo della nostra indimenticabile amica. Il libro è dedicato a temi scottanti, immigrazione e integrazione, argomenti non semplici da trattare davanti a una platea di ragazzi, ma quanto mai di attualità e quindi necessari di approfondimento.

L’incontro si è aperto con la condivisione di alcuni dati pubblicati proprio in quei giorni dall’OIM, Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, agenzia collegata alle Nazioni Unite dal 2016, che conta 166 stati membri. Infatti è stato sottolineato che il libro va affrontato secondo due piani di lettura: il primo, quello “giornalistico”, che descrive fatti reali (tutte le vicende narrate sono frutto di un lungo lavoro di approfondimento e di raccolta informazioni su episodi realmente accaduti, pur evitando collegamenti diretti alla cronaca), il secondo, quello empatico, che cerca la condivisione delle emozioni dei protagonisti.

Un tema difficile, dicevo, che tuttavia è stato affrontato in modo molto equilibrato dai docenti nelle classi, perché durante l’incontro le numerose domande dei ragazzi (sempre troppe per il tempo a disposizione) sono state davvero non banali.

Grazie ancora per questa splendida occasione!

Di “Vivo per vivere” si parla anche nella pagina Facebook dedicata

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Cosa leggo

Meglio di Jurassic Park

 

Narrativa – Dinotrappole. Matteo De Benedittis ed. San Paolo

Divertentissimo, anzi, di più: groaaaarghh! Arrivati a cinquant’anni, si sa, gli uomini cominciano a comprare auto decapottabili, a praticare sport improbabili, a tatuarsi o depilarsi (l’una o l’altra opzione dipende dalle condizioni di partenza), oppure si mettono assieme a ragazzine appena maggiorenni. Io a cinquantadue anni ho letto le “Dinotrappole”! Ed è un bellissimo modo per sentirsene otto, di anni, cioè l’età che avevo quando nel supermercato UPIM di via del Lavoro, a Bologna, trovai un libro sui dinosauri (suppongo l’unico esistente all’epoca) che consumai a forza di sfogliarlo. Quindi sì, Davidino, il protagonista, l’ho trovato molto credibile, da subito. E mentre io sfogliavo il libro di Matteo De Benedittis, e il mio fanciullino zompettava fra trappole e rettili, leggendo, non potevo che pensare che l’autore di Dinotrappole è proprio bravo! Perché non basta insegnare italiano, avere un figlio, degli alunni, e suonare il basso per inventarsi una storia così dolce e un linguaggio così colorato: son cose che non si improvvisano, bisogna essere in gamba, molto più del protagonista di Jurassic Park. Così le pagine dedicate a Davidino che, assieme a una compagna di classe nel giardino della nonna paleontologa, cerca di catturare dinosauri perché gli insegnino come si fa a diventare uno di loro, si leggono che è un piacere. Da otto a ottantotto anni d’età.

ISBN 978-88-215-9973-6

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Cosa leggo

Fata barbuta

 

Narrativa – FIABE COSI’ BELLE CHE NON IMMAGINERETE MAI. Ivano Porpora, LiberAria Editrice

Efficace. Dire che conosco Ivano Porpora sarebbe un falso storico, perché in realtà ho letto alcune sue cose, gli ho chiesto l’amicizia su Facebook, lui ha accettato, e così quello che so di lui è frutto degli algoritmi di un social network. Però devo ugualmente confessare un conflitto di interesse: per quel che lo conosco, Ivano Porpora mi è molto simpatico. Sarà perché è uno che ha un suo vissuto non semplice, sarà perché è uno che ha fatto dello scrivere la sua ragione di vita e di lavoro, sarà perché interpretiamo entrambi -lui con meno successo di me- questo archetipo della bellezza maschile stempiata, barbuta e (leggermente) sovrappeso che ci rende entrambi bellissimi. Insomma, lo ripeto, mi sta simpatico e penso che sia una gran bella persona. Così, quando è uscito “Fiabe così belle che non immaginerete mai” l’ho comprato subito, proprio perché mi incuriosiva come avrebbe interpretato il genere: direi che l’esperimento è riuscito molto molto molto bene. Non so se Ivano racconta queste  Fiabe ai suoi nipoti, forse è meglio di no, non tanto per i contenuti, di cui parleremo dopo, ma per l’italiano utilizzato, che è colloquiale, sgangherato, e allo stesso tempo non rinuncia ai tòpoi propri delle fiabe, primo fra tutti la reiterazione. La forma scelta quindi è il più grande rischio che si è assunto l’autore: può risultare simpaticissima, oppure inutilmente pesante. Vi dirò: il reame lontanissimo, alla quinta fiaba, avrebbe rischiato l’apocalisse nucleare, se solo avessi avuto a portata di mano il pulsante rosso. D’altro canto la forma scelta dovrebbe essere la più funzionale al contenuto, quindi da un punto di vista tecnico si deve concludere che sì, il linguaggio utilizzato è molto funzionale al contenuto di queste fiabe, che sono stralunate, sentimentali, personali, insomma molto moderne. Ma ciò che rende godibile il libro sono le morali che, immancabilmente e quasi sempre almeno in tre, sono presentate alla fine di ogni fiaba: morali che sono una rasoiata qui, sullo sterno, che arriva dritta al cuore, e non ne esce più. Grazie, Ivano, per queste fiabe così belle che non avremmo mai immaginato.

ISBN 978-88-97089-92-6

 

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Generosi, solidali e rispettosi

Per la quarta volta l’Istituto Suore Pie dell’Immacolata Concezione di Ascoli Piceno ha assegnato borse di studio ad alunni della scuola Primaria, Media e Superiore. Le borse di studio sono offerte dall’ingegner Flavio Andreoli e hanno la finalità di promuovere fra gli alunni comportamenti solidali, generosi e rispettosi dei coetanei e dell’ambiente, alla luce degli insegnamenti del Fondatore della congregazione delle Suore Pie dell’Immacolata Concezione, il venerabile Francesco Antonio Marcucci. Quest’anno Suor Maria Paola Giobbi ha pensato bene di organizzare una tavola rotonda fra alcuni studenti e di chiedere a me di fare da moderatore. La cosa si è svolta sabato 26 novembre a San Benedetto del Tronto, in una allegra confusione, fra il sottoscritto che sbagliava tutti i nomi dei premiati e si perdeva nelle moderne definizioni delle classi di appartenenza, i ragazzi in sala che… facevano i ragazzi, quelli sul palco che… facevano gli adulti, e l’emozione dei genitori. In qualche modo ce la siamo cavata. Sono doverosi quanto sentiti i ringraziamenti per Suor Maria Paola per l’invito e per Madre Flaviana per l’ospitalità. Ho consigliato ai ragazzi di conservare il bando della Borsa di Studio, e di rileggerlo ogni tanto negli anni a venire, perché le riflessioni di Suor Maria Paola sul tema “Generosi, soldali e rispettosi” sono davvero profonde: il significato delle parole è chiaro, ma la vita non mancherà di moltiplicare gli esempi in cui i ragazzi potranno rispecchiare gli insegnamenti ricevuti. I ragazzi presenti alla tavola rotonda si sono dimostrati, oltre che generosi, solidali e rispettosi, anche bravi e profondi nelle loro riflessioni. Credetemi, sono anche belli, ma per motivi di privacy ho preferito nascondere i loro volti nelle foto.15194311_957204784384134_8082206052168074197_ofoto.

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Racconti Bolognesi 2016

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Ebbene sì, in Racconti Bolognesi 2016 c’è anche un mio racconto, “Primo maggio 1890”! Grazie all’eccezionale Stefano Andrini che ha curato l’antologia e si è prestato a un selfie con il sottoscritto, grazie all’editore Francesco Giubilei di Historica Edizioni per i bei volumi, e ad entrambi per la bella premiazione del 25 novembre nella prestigiosa sede dell’Ascom in Strada Maggiore 23 a Bologna.

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Se Yoda non è credibile

Narrativa – Mio fratello rincorre i dinosauri. Giacomo Mazzariol. Einaudi

Sentimentale. Giacomo ha un fratello con i superpoteri e un cromosoma in più. Giacomo registra una video-intervista al fratello, e il video diventa virale su Youtube. Giacomo ha diciannove anni. Giacomo scrive un libro davvero delizioso, che ha un meritato successo. Giacomo è bravo, e mi sta simpatico perché sembra pure umile -cosa rara- e dedica lunghi ringraziamenti al tutoraggio di Fabio Geda e all’editing di Francesco Colombo, due grandi professionisti. Giacomo è un buon ragazzo, ha una famiglia stupenda (se ne vedono i frutti), e il libro è un buon libro, tenero, comico, sentimentale, da leggere d’un fiato e con grande coinvolgimento. ”Mio fratello rincorre i dinosauri” è un prodotto perfetto nel suo genere. Diventerà un classico, magari un classico per ragazzi? Glielo auguro, ma non credo. Il libro ci fa vedere come sia possibile cambiare prospettiva nel guardare le cose, e trarne grande beneficio. Sotto questo aspetto ”Mio fratello rincorre i dinosauri” è una grande opera, un ottimo libro di formazione, e leggerlo fa un gran bene.  L’efficacia svanisce quando ci si sforza di tradurre questo concetto in parole (metti caso che i lettori non avessero capito), e allora ci troviamo a pagina 129, di fronte al dialogo fra Giacomo e il ventenne Davide, down con il superpotere di fare bene le frittelle, dove sembra di assistere a una scena fra Like Skywolker e Yoda. Ma il meccanismo si inceppa, Yoda-Davide non è credibile, e compare un retrogusto “non so che di artificiale” che non ci abbandona più nemmeno a lettura finita. Quindi alla fine non è un gran male se, ad esempio, si rinuncia ad indagare sulle motivazioni della famiglia di Giacomo: che è splendida, ma non sappiamo perché. Questo dal punto di vista poetico va bene, ed è anche plausibile che un ragazzo non sia coinvolto nei travagli degli adulti, ma priva l’opera di spessore. Si aggiungono poi delle considerazioni di carattere più generale, che forse non sono strettamente inerenti la valutazione di questo bel libro, ma non si può pensare di affrontare un tema così delicato senza suscitare riflessioni di carattere più ampio. L’idea di attribuire al fratellino dei “superpoteri” è tenerissima. Purtroppo a me viene l’orticaria tutte le volte che incappo (e succede spesso, purtroppo) nella frenesia giacobina di cambiare nomi alle cose. Lo trovo manipolatorio. Non cambia la sostanza dei fatti ribattezzare operatore ecologico uno spazzino, o  ministra un ministro. Cambiare il nome alle cose è violenza, è una forma di omologazione sociale incettabile. Se per consuetudine il buonsenso collega certe parole a certe cose, il significato delle parole è quello, non lo si può cambiare a forza, e magari entro certi limiti è anche meglio così: quando gli apprendisti stregoni cambiano il nome alle cose per imporre una ideologia realizzano la forma peggiore di assolutismo che si possa immaginare. Vogliamo essere naturali in tutto, ma non nella sociologia. Quindi sparo sulla croce rossa e affermo con forza che le persone disabili non sono speciali e non hanno superpoteri. Chi di non è afflitto da una, sia pur piccola, disabilità? “Tutti sono disabili” ci dice Yoda-Davide parlando con Mazzariol. Le persone disabili vanno accolte e amate, e accettate, e se siamo fortunati riusciamo ad imparare qualcosa da loro, in quanto persone. Persone, appunto. Senza nomignoli edulcoranti. Con il significato profondo che la parola si porta dietro e che il libro non indaga.

ISBN 978-88-06-22952-8

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E se Jane Austen tornasse in pista?

Narrativa  – On the road again. Giorgio Olmoti. Ed. Round Midnight 

Piacevole. Come leggere un libricino sotto l’ombrellone, e ritrovarsi a ridere mentre tutti in spiaggia  ti guardano perplessi. Questo l’effetto che fa “On the road again” di Giorgio Olmoti, non solo nel racconto d’apertura (dove lo scrittore, bambino, finisce in un gorgo di merda di maiale, leggere per credere), ma anche in altre delle 20 composizioni che troviamo nel libro. Qui non voglio parlare della poetica del viaggio, dei riusciti cameo di emarginati, della capacità evocativa di luoghi più o meno squallidi su e giù per la penisola, e del blues, e della frittura di pesce, e dei boschi sopra Attimis. Quasi tutte cose che, in effetti, si trovano anche altrove, benché qui siano presenti con grande efficacia. Mi interessa invece riflettere sul linguaggio utilizzato: un linguaggio discorsivo, arruffato, disarticolato. Non certo un buon italiano, ma di sicuro un italiano estremamente adeguato al contenuto, per nulla casuale, anzi studiatissimo, ed è il maggior pregio e l’aspetto più godibile dell’opera.

L’autore vuole parlarci della sua vita “d’artista” (con moglie, figlia e cane…) e il risultato è una serie di racconti sgangherati, con un protagonista fantozziano ma non ragioniere, calato in molti dei topoi propri della realtà italiana degli ultimi decenni, che in effetti viene percorsa tutta, e bene, quasi senza accorgersene.

Che poi, come nota a margine, ci si potrebbe chiedere se non sarà il caso, prima o poi, di trovare un libro scritto in buon italiano con protagonisti che non siano ”uomini qualunque”. Che se ci si investe un nanosecondo, in un pensiero del genere, vien da farsi una Googolata per scoprire dove è sepolta Jean Austen (non Manzoni, che sarebbe troppo), e da andare a tirarla fuori dal sarcofago, perché, ecco signora… signorina…. vede, avremmo tanto bisogno di uno di quei racconti dei suoi, sì quelli con ragazze intelligenti ma carine, uomini virili e facoltosi, feste e… e no, nossignora, non è il giorno del Giudizio Universale … e di belle case e bei giardini… sì, le ragazze devono avere qualche spasimante non raccomandabile, ma solo per un attimo, e nessuno di loro deve scassarsi di alcool in discoteca…. Sì, signora, lo so che in Inghilterra ci date dentro con il whisky ma qui facciamo finta di no, al massimo del rosolio… e insomma, donna, stai zitta e mettiti a scrivere!  On the road again! E fai dei bei dialoghi, che poi a tradurlo ci pensiamo noi, che l’italiano rende meglio dell’inglese.

ISBN: 978-88-98749-02-07 

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Cosa leggo

L’oro inaspettato

Fede – Credo / Gloria ai tre. Giovanna Di Luciano Ancora Editore

 Per i cercatori d’oro di ottocentesca memoria doveva essere una bella sorpresa trovare nei torrenti, fra i ciottoli, sotto l’acqua corrente, le pepite d’oro.  È proprio questa l’emozione che ci donano i lavori di Giovanna Di Luciano. La Chiesa postconciliare sembra privilegiare un approccio spontaneo, informale, alla Liturgia e alla preghiera. Così assistiamo a Sante Messe accompagnate da cori e schitarrate più adatti forse a un falò sulla spiaggia che a una cerimonia religiosa, dove le preghiere sono recitate, quando lo si fa, come poesie mandate a memoria. Eppure si tratta di testi preziosi, che racchiudono l’essenza della nostra Fede e della nostra Cultura. Questo approccio così “leggero” non è di per sé privo di fascinazione, se si privilegia l’immediatezza: allo stesso modo non è di per sé una cosa disprezzabile l’acqua dei torrenti che scorre limpida e leggera fra sassi colorati.

Però, se si cerca di vivere la Fede incarnandola, come dev’essere, nel proprio quotidiano, specie in quello complesso e drammatico del giorno d’oggi, c’è bisogno di una formazione profonda, ispirata, documentata. Una formazione che per essere efficace deve essere di facile fruizione, appassionata e appassionante. Tutte queste caratteristiche, rare e pregiate, si trovano nei libri di Giovanna DI Luciano, docente di religione nella scuola superiore. Ogni frase, ogni parola delle preghiere più note viene studiata come una pietra preziosa e valorizzata con una rete di riferimenti a testi sacri davvero imponente. Il lavoro affrontato dall’Autrice deve essere stato davvero tanto, pari forse solo alla Fede che si fa tangibile fra le sue righe. Eppure ciò che ne risulta sono libricini snelli, piccolini, di lettura agile quanto suggestiva. Libri utili per la crescita personale, ma anche per una condivisione in famiglia, o a scuola, dove gli adulti possono far percepire, prima ancora che capire, a chi sta ancora crescendo la profondità di testi noti ma non studiati. Sono libri ideali per dare un senso non banale ai momenti di preghiera comune che pure dovrebbero trovare spazio nella fenetica vita quotidiana. Davvero, questi testi valgono tanto oro quanto pesano.

Credo. ISBN: 88-514-1184-0  / Gloria ai tre. ISBN: 9788851416409

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Saper vincere…

Quando mesi fa scegliemmo il titolo di questo premio letterario, mai avremmo pensato che la cerimonia di premiazione sarebbe avvenuta due giorni dopo un referendum che davvero metterà alla prova tutti, vincitori e vinti: saper vincere, e più ancora saper perdere, sarà importante per tutti, in Europa e fuori. Nel caso dell’Europa, non sono ottimista: per saper vincere e saper perdere bisogna avere dei valori che relativizzino la vittoria e siano di sprone a migliorare nella sconfitta. L’Europa, e lo dico da europeo che ci vive e non vorrebbe essere altrove, sembra davvero priva di questi valori: leggere i commenti “a caldo” di tanti illustri opinionisti (come d’altronde gli appelli al voto nei giorni precedenti) è desolante. Superficialità, supponenza, paroline tutte uguali ripetute come mantra… diciamocelo… poco cervello, poca pancia, niente cuore, molto tornaconto personale: Fede e Ragione hanno fatto grande l’Europa, l’Unione Europea sta morendo senza Fede e in preda a un Caos irrazionale quanto voluto, nemico di ogni  saggezza pregressa. Per riscoprire la prima e porre rimedio al secondo bisogna quindi ritrovare i valori comuni, che non si misurano in Euro.

Con il titolo del premio letterario per ragazzi “Memorial Licia Giunco”, dedicato non a caso a una grande insegnante e indimenticabile organizzatrice della grande festa su pattini di “Sport per la vita”, a Roseto degli Abruzzi, abbiamo invitato i giovani a riflettere sul legame che deve esistere fra competizione, solidarietà ed amicizia. Sono questi ultimi valori il messaggio che vogliamo veicolare con queste iniziative, e collegarli al “saper vincere” ci è sembrato meno buonista, e soprattutto più positivo e significante che collegarli al “saper perdere”, come forse sarebbe stato più logico, e sicuramente di più immediata comprensione. La risposta dei nostri ragazzi è stata eccezionale. Davvero è stato un piacere leggere i racconti e le poesie che numerose sono state spedite in risposta al nostro invito. Ciò che più mi ha stupito è quanto ai nostri giovami autori sia presente il valore della solidarietà. e come siano capaci di radicare questo valore nel quotidiano, interpretandolo e adattandolo con razionalità a situazioni le più diverse. I nostri giovani cervello e cuore  li hanno: creiamo per loro il mondo migliore dove metterli a frutto.

Premio letterario per ragazzi “Memorial Licia Giunco” Premiazione e presentazione delle opere finaliste con Mariarita Piersanti. A Roseto degli Abruzzi, sabato 25 giugno 2016, ore 17:00, Palazzo del Mare.

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